LA
MEMORIA VISIVA DI CHI PENSA E CREA
L’IMPORTANZA
DELLA SUA CONSERVAZIONE
Inchiesta
condotta nel dicembre 2007, sulla interdisciplinarietà
di linguaggi espressivi diversi
DOMANDE
Nelle domande
che seguono per immagini in movimento intendiamo ciò
che comunemente viene chiamato film (fiction o non fiction
…), di qualunque genere esso sia (anche pochi minuti
di un girato).
Per immagini
fisse intendiamo le fotografie.
Le domande
sono appositamente generiche per dare la massima libertà
di interpretazione delle stesse, ovvero di riflessione,
di critica e quindi di risposta.
Abbiamo chiesto
agli intervistati di rispondere con animo e cuore aperti,
cercando di non farsi condizionare dalle proprie sovrastrutture,
senza timori, come ‘bambini’ … per quanto
possibile.
Il messaggio,
se un messaggio ci potrà essere, sarà soprattutto
diretto a tutti coloro che conservano l’animo di
un bambino …
I
PARTE – La conservazione della memoria
visiva
1. Secondo
lei è giusto/importante conservare tutte le immagini
in movimento, o le fotografie?
2. Lei lo fa, in ambito privato? Perché? Che esperienza
di “uso” di immagini ha nel suo privato?
3. Conosce archivi audiovisivi o cineteche italiane? Se
sì, quali?
4. E’ a conoscenza dei patrimoni che conservano
e delle loro attività? Ha esperienza di consultazione
dei loro patrimoni? Se sì, quale e come?
5. Ha un’idea delle problematiche relative alla
conservazione delle immagini in movimento e fisse, ovvero
dei loro supporti?
6. I grandi giacimenti di memoria visiva, a suo avviso,
per quali eventuali usi e/o riusi potrebbero o dovrebbero
servire, e da parte di chi, al di là del loro impiego
per esempio in nuovi programmi televisivi, o in film,
da parte di esperti del settore, resgisti, storici contemporaneisti,
studiosi di cinema, fotografi?
II
PARTE – L’esperienza personale
1. Le immagini
in movimento e fisse del passato, o del presente, quanto
hanno influito o influiscono sulla sua condizione esistenziale
ed inoltre sulla sua attività creativa e sul lavoro
che svolge?
2. Quanto esse condizionano il suo rapporto con la realtà?
A suo avviso lo possono condizionare nella società
in generale?
3. Potrebbe scegliere (senza pensarci troppo) e raccontare
alcune immagini in movimento o fisse che l’hanno
colpita, per qualunque motivo, e che trova profondamente
significative (dalla nascita della fotografia e del cinema
a oggi, dalla sua infanzia ad oggi)?
4. Al di là dei film d’autore, quindi come
opera d’arte, le immagini in movimento quale valore
hanno o potrebbero avere?
5. Una poetica delle immagini (non solo un’estetica)
potrebbe esistere?
6. Soprattutto si potrebbe parlare di un’etica delle
immagini?
7. Educare i giovani all’immagine, cosa comporta,
essenzialmente, a suo avviso?
8. Lei come spiegherebbe a un bambino l’importanza
(la magia, la poesia, il valore storico-documentario,
artistico), ma anche la “pericolosità”,
delle immagini in movimento o fisse?
9. Quale altra domanda, e quindi riflessione, suggerirebbe
o si sente di fare sul tema?
FABIO
MAURI
– Artista
(contatto e
gestione intervista a cura di Letizia Cortini, Fondazione
Aamod)
[Il testo che
segue è costituito in parte da considerazioni scritte
dall’artista Fabio Mauri, e non si è ritenuto
di frammentarlo per non disperdere il filo conduttore
unico che le caratterizza; in calce ad esso è stata
riportata la trascrizione di una registrazione sonora
effettuata dalla sottoscritta, durante un’intervista
diretta al Maestro che, prima di consegnare le sue riflessioni
scritte, ha preferito chiarire anche verbalmente e direttamente
alcune questioni inerenti le domande formulate nella scaletta.
LC]
I
PARTE - La conservazione della memoria visiva.
II
PARTE - L’esperienza personale.
Per risponderle
bisognerebbe scrivere un saggio, dando una prospettiva
alle domande.
Sento il bisogno
di farle a mia volta qualche domanda: Cosa intende per
“immagine”? “Una poetica delle immagini”,
cosa significa esattamente per lei? E cosa la distingue
da “un’estetica delle immagini”? Termine
che pure usa.
Chiariti questi
punti è probabile che io capisca di cosa si parla,
e cosa lei desidera sapere, di nuovo o di vecchio.
Posso elencarle
una serie di affermazioni, con cui di solito mi esprimo.
Per esempio penso che la parola, e il relativo concetto,
di “immagine” raccolga tutto ciò che
nell’universo è riconducibile a una forma.
Tutto il mondo, secondo me, è immagine. Se si vuole
dare a questa parola una ‘non forma’ accentuandone
il valore di significato o di insieme di significati,
se ne fa un uso metaforico, non privo di senso, certo,
lontano da una letteralità del termine, e della
sua definizione centrale, che è fisica.
Mantenere
la letteralità del termine fa comprendere di che
si parla e perché, evitando una confusione concettuale.
La logica non è un impulso paragonabile all’ira.
E’ una struttura.
Ogni grammaticalità
e sintassi sono strutture, forse arbitrarie, ma fortemente
costruite e fondate più sulle distinzioni che sulle
intuizioni.
Io penso che
tutto ciò che si può dire del mondo, lo
si può dire dell’arte: che è cattivo,
buono, bello, brutto. L’arte, qualunque cosa sia
la sua essenza, comprende, per esteso, l’uomo.
L’immagine,
in senso letterale, non è propria di tutte le arti:
non lo è nella musica, se non in senso differito,
auditivo, non visibile, anche se è una “forma”
mentale.
La memoria
ha molto a che fare con l’immagine in senso fisico,
letterale, o in senso trasferito, concettuale.
Non credo
che nessuno di noi conservi una memoria come un “continuum”,
come nei film. Restano impresse nella mente, nella mia
almeno, alcune immagini più di altre, quasi come
foto, alcune più chiare, altre meno, o brevi trance
di film, come cartoni animati, magari dolorosi. Sono,
in me, ripeto, immagini piuttosto uniche, simili a cartelloni
di film, non somigliano a “cortometraggi”,
e la dinamicità di una o l’altra occasione
si è sbiadita, e ci vuole uno studio storico per
resuscitarla. Spesso anzi si sbaglia.
Sempre io
nella mia memoria, restituisco immagini inverosimili,
nel senso che aggiungo qualche immagine che è tratta
da un altro tempo. (Roma 25-07-2007)
Continua intervista
con registrazione sonora….
[Trascrizione
intervista sonora]
Io con questo
scritto, in qualche modo, rispondo a tutti i quesiti.
Glielo chiedo sinceramente, lei cosa vuol dire con una
‘poetica’ delle immagini? E per una ‘estetica’
delle immagini, cosa intende?
Estetica è
intesa in chiave più filosofica, concettuale, mentre
poetica in senso più lirico-emozionale.
La poetica
è la summa dei contenuti, di una forma di poesia.
La mia è una risposta parzialmente filosofica.
Documentandomi
su di lei e vedendo alcune sue mostre, debbo dire che
anche attraverso le sue opere lei ha risposto e risponde
a molte delle domande formulate nella scaletta.
Tutta la mia
vita ho cercato di capire che cosa fosse il linguaggio
e cosa fosse l’arte, inoltre il rapporto con la
storia, con la memoria, con la morale. Ho prodotto una
certa letteratura personale su tutto questo.
Ho visto per
esempio che nelle sue opere lei fa larghissimo uso di
immagini di repertorio, di qualunque tipo, dai fumetti,
ai film, …
Ho usato tutto.
Fin da piccolo. Avevo una carinissima macchinetta Kodak,
che mi regalò mio zio e già da allora facevo
e usavo immagini, non solo. C’è una foto,
anche sul mio sito, che ritrae noi cinque fratelli, su
un capanno a Rimini. La considero una mia foto. Ma non
l’ho scattata io. Io ne ho fatto la regia. E’
una foto particolarmente cara. Nell’ultimo anno
ho perso due fratelli: Silvana Ottieri e Luciano Mauri.
Siamo sempre stati una famiglia unita. Il mondo ha durezze
incredibili.
Posso farle
una domanda personale? Ho letto nella sua biografia che
c’è stato un periodo in cui era molto religioso
…
Lo sono tuttora.
Io sono ateo del mondo, non di Dio. Alle conferenze dico
questo, ma mi accorgo che alcune persone poi non capiscono.
Ho avuto un’esperienza molto intensa religiosa.
Non è durata due giorni, ma dodici anni; è
legata anche ad una grande sofferenza. Le faccio dono
di questo cd, Memoria ex auditu, dell'Editore Luca Sossella.
Vi racconto l’inizio della mia esperienza religiosa.
Si tratta di un cd sonoro, con delle immagini in allegato,
relative ai miei lavori.
Vorrei chiederle
qualcosa a proposito del riutilizzo, in alcune sue opere,
come ho letto, anche di film di famiglia …
Si tratta
di cosa recentissima. Sono stato invitato a Bergamo, in
autunno, a una grande mostra su “Il futuro del Futurismo”
– lei sa che sono stato e sono legato al futurismo?
- , dove invierò tre opere. Su una di queste, conclusa,
io 'proietto', come faccio da molti anni su ogni sorta
di oggetti, in questo caso su una mia opera già
finita (ripeto, si tratta di un’esperienza recentissima,
delle ultime due mostre). Oppure su delle mie opere che
ho lì da anni, che in realtà non sento concluse,
come può accadere… proietto il film e con
il film le concludo. Allora su due opere, in particolare
su una, realizzata con ferro, con tante finestrelle, come
una grande scaffalatura, pesantissima … in questi
scaffali dove si mettono, nelle carceri per esempio, degli
oggetti preziosi .. su questa ho proiettato. Tale installazione
è adesso esposta a Roma alla Galleria Il Ponte.
Sull’opera proietto un film di fiction. Un film
di famiglia invece lo proietto su un altro quadro che
ho a Milano alla galleria 'Milano'.
Ho letto che
anche con Pasolini lei ha fatto un’esperienza di
questo tipo … ha proiettato sul suo corpo.
Sì.
Ma è la prima volta che lo faccio su una mia opera.
Quindi è
il riuso anche della propria opera, oltre che del materiale
filmico …
Sì,
e sento che è diverso. Due in particolare sono
nuovissime. C’è quella pesante con tutti
gli sportellini in ferro e su questa proietto un vero
film, La ballata del soldato, una specie di Guerra e pace
moderna. Con tutti questi sportellini aperti … sembra
la vita di una prigione…Si intitola Rebibbia 1…
C’è il tema del viaggio, quello della guerra,
della morte. Si tratta di un film epico, biblico; uno
di quei film che ha un grande senso dell’umano.
Poi ho un’altra opera, che ho già esposto,
si intitola I casi del mondo e la signora Matisse, con
fotografie, su cui proietto un altro film, per cui si
vedono delle foto e improvvisamente da queste foto emergono
e sfuggono delle persone. Sembra che il quadro si animi.
L’opera è a Milano e il film che vi proietto
è un film di famiglia. Si tratta di un viaggio
dei miei zii, forse realizzato prima della mia nascita
o poco dopo (io sono nato nel 1926). Si tratta del viaggio
di uno zio in particolare, un fratello di Valentino Bompiani,
Guglielmo. Uno zio che si era occupato di altro rispetto
al resto della famiglia, era diventato il fondatore di
una casa italiana di cosmetici e profumi inglese. Le immagini
registrano le tappe di un viaggio elegante. Vi partecipano
uomini e donne elegantissimi, con automobili di grande
stile … un viaggio prenazista. Mentre queste persone
attraversano le capitali di diversi stati europei incontrano
ragazzini in bicicletta, per esempio, sulla quale è
legata una bandierina, la svastica. La gioventù
hitleriana… Il film ha quindi il profumo di quegli
anni, è un quadro dell’epoca. Questo mio
zio era bravo, coglieva le cose, si chiamava Guglielmo
Bompiani, il fratello dell’editore, Valentino Bompiani,
con cui ho lavorato tanti anni. I miei zii erano tra l’altro
tutti ufficiali di carriera. Gente di organizzazione e
comando. Mio nonno era il Generale Bompiani, un uomo intelligente,
che ha pubblicato scritti storico-militari, in particolare
un libro sulla storia militare d’Europa, che in
qualche modo prefigurava scenari futuri.
Su l'aviazione
per esempio. Ne ha scritto Umberto Eco.
Lei conserva
un archivio personale di immagini di famiglia?
No, personalmente
non sono un conservatore di queste cose. Ho un archivio
tecnico che riguarda solo il mio lavoro. A breve, per
Il Saggiatore, uscirà un mio libro, Scritti in
mostra, raccolta di saggi e scritti, in occasione di presentazioni
di mostre, o altro… Mi ci è voluto molto
tempo per realizzare questo libro: io che vivo nei libri,
anzi sui libri, per scrivere un libro ho impiegato una
vita, proprio perché è diventato un mito
per me il libro e quindi penso che un libro debba essere
pubblicato solo se perfetto. Non deve essere un'approssimazione.
Questo film
di famiglia che lei ha utilizzato lo ha avuto da suo fratello?
Me lo ha prestato
mio fratello Achille. Oltre a lui, una conservatrice di
documenti e memorie famigliari era mia sorella Silvana,
sposata allo scrittore Ottiero Ottieri. Ha lavorato tanti
anni nella Casa Editrice Bompiani. Ora la figlia, mia
nipote, sta per pubblicare dei libri che ricostruiscono
la storia della Casa Editrice nel secondo dopoguerra.
Mia nipote ha raccolto le lettere della madre, mia sorella,
prima che morisse, dove vengono ricostruiti i rapporti
con gli intellettuali e gli scrittori del tempo, Vittorini,
Gatto etc… e ora questo libro, sta per uscire intitolato
Il Diario di una scrittrice involontaria.
Con quale
casa editrice?
Il gruppo
dei miei fratelli gestisce molte case editrici. Io sono
Presidente di alcune di queste da anni. Sono il Presidente
della Garzanti, per esempio… Ma io personalmente
pubblico per esempio con un editore non nostro, con Luca
Formenton, figlio di Cristina Mondadori, nel Saggiatore.
Noi siamo cresciuti insieme ai Mondadori. Quando venimmo
a Roma, mio padre era direttore del Teatro Apollo, oggi
Eliseo, e andò a lavorare alla Mondadori. Poi diventò
editore, da uomo di teatro che era…
Tornando alle
immagini, tutti questi materiali che si vanno accumulando
come potrebbero essere conservati e usati?
Io ho una
idea. Dovreste fondare l’Archivio degli Archivi
audiovisivi.
Una sorta
di archivio di concentrazione…
Un Archivio
degli Archivi: stabilendo delle norme. Dove raccogliere
anche degli archivi privati, di persone che non hanno
avuto possibilità e tempo, ma si tratterebbe di
immagini d’archivio che per ricostruire il tempo
sono formidabili. Pensiamo all’emigrazione…
Si potrebbero stabilire delle categorie di classificazione
per zone geografiche, oppure temporali. Per riuscire a
fare questo ci vogliono innanzitutto i soldi. Esistono
degli archivi complessissimi. Per gli archivi audiovisivi
… avete delle immagini bellissime, ma in genere
si è gelosi, non è consentito nulla. Ci
vorrebbe proprio un archivio delle immagini sparse…
Il rischio
è che ci sia difficoltà di accesso e di
uso… e che i materiali conservati vengano utilizzati
per i soliti programmi che circolano in televisione, e
poi sempre gli stessi…
Ma la televisione
può offrire delle possibilità incredibili
di apertura e di visibilità per l’uso e la
valorizzazione di questi materiali. Dipende… Stamattina
ho visto un programma storico dedicato a Bisanzio: bellissimo!
Materiali che oggi si possono conservare in grande quantità
su un piccolo disco.
Già
perché c’è poi tutto il problema della
conservazione dei supporti per le immagini… Ma non
solo, per esempio il problema della conservazione riguarda
anche le sue opere, complesse, multimediali. Come si conservano?
Questo è un vero problema, almeno per me. Bisognerà
creare una Fondazione, trovare dei cespiti notevoli, e
poi il personale… altrimenti dopo la mia morte,
probabilmente, in breve tempo tutto si sfalderà.
Spero di riuscire a trovare delle soluzioni perché
il rischio che ci sia una grande dispersione è
forte. Molte opere sono nei musei, ma non tutte, certo.
Per le installazioni per esempio finché sono vivo
io posso rimetterle in piedi. Bisognerebbe documentarle
bene. Lo farò. Molte cose adesso cerco di tradurle
in libri. Spero di trovare una soluzione, o più
d'una.